L'iniziativa CO2 Club

Nella comunità scientifica internazionale appare un diffuso consenso sull’evidenza che le attività umane disturbano il ciclo del carbone nel nostro pianeta. Prima della rivoluzione industriale ed indietro nel tempo per più di 10.000 anni, la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera è rimasta pressoché costante (280 ppm o parti per milione, pari allo 0,028%). Ciò nonostante, il pianeta è già stato più caldo di adesso e, senza invocare tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto periodo caldo olocenico di 6.000 anni fa e per un paio di secoli nel periodo caldo medioevale di 800 anni fa. E' seguito un periodo assai freddo (la cosiddetta piccola era glaciale) ed a partire dal 1.600 la tendenza si è invertita ancora e la temperatura media è ritornata a salire.
Negli ultimi 250 anni, tuttavia, l’uso sempre maggiore dei combustibili fossili (carbone, olio e gas naturale) per produrre energia ha aumentato la quantità di CO2 "antropica" rilasciata nell’atmosfera. Circa metà di questa è stata riassorbita dalla vegetazione o dissolta negli oceani. L’altra metà si è accumulata nell’atmosfera, contribuendo ad “intrappolare” parte dell’energia solare (effetto serra) e, quindi, ad aumentare la temperatura sulla superficie terrestre.

Il livello raggiunto dalla CO2 (387 ppm, livello mai raggiunto negli ultimi 800.000 anni) ed il suo continuo aumento sollevano forti preoccupazioni per le conseguenze che già si manifestano in termini di ritiro dei ghiacciai, aumento degli eventi atmosferici estremi, aumento del livello dei mari, impatti sugli ecosistemi più vulnerabili, diffusione di malattie, etc.

Risparmio energetico ed ampia diffusione di tecniche di produzione dell’energia che non utilizzino i combustibili fossili, sono i più importanti strumenti per diminuire le emissioni di CO2. E’ ormai evidente però che tali strumenti non basteranno da soli a conseguire la necessaria riduzione, a fronte di una richiesta mondiale di energia in forte crescita. Un ruolo assai importante potranno averlo anche le tecniche di cattura della CO2 e suo immagazzinamento in formazioni geologiche profonde, capaci di “confinarla” in modo stabile.

L’Italia è tra i paesi firmatari del protocollo di Kyoto, ha promosso la nascita del Carbon Sequestration Leadership Forum (CSLF), ha inserito il tema del confinamento geologico della CO2 nel programma strategico “Nuovi strumenti di produzione e gestione dell’energia”, ha università, centri di ricerca e compagnie attivamente impegnati nella promozione ed esecuzione di programmi di ricerca e di sviluppo sulla cattura e l’immagazzinamento geologico della CO2 (CO2 Capture and Storage - CCS).

L’Associazione CO2 Club, nata per l’azione di un gruppo di stakeholders, ha l’obiettivo di collegare in modo più efficace le iniziative nazionali in tema di CCS ed a dare loro una più ampia visibilità, promuovere lo scambio di informazioni e la collaborazione tra i gruppi di ricerca pubblici e privati, favorire l’identificazione di aree di interesse passibili di avanzamenti teorici e tecnologici, sviluppare il dialogo tra tutti i portatori di interesse (centri di ricerca, imprese, istituzioni, autorità centrali e locali, organizzazioni non governative, pubblico in senso ampio) per una ampia e cosciente applicazione delle tecniche CCS.